mercoledì 30 settembre 2009

Pensieri sparsi di passeggiate in Prato.
Ho visto alcune foto, per caso, o forse quasi per sbaglio: le statue ed i canali, Santa Giustina (il nome mi affanna), i palazzi, l'ellisse. Mercati e la scoperta, all'improvviso, da un vicolo. L'automobile all'ombra. Pic-nic immaginati; palloni.
Musica e fuochi artificiali. E poi il tandem rosso, e duecento biciclette.
Non è difficile, così, che gli occhi si riempiano: è la malinconia delle inondazioni.

lunedì 28 settembre 2009

Con il casco e gli occhiali del colore del serbatoio, mentre me ne andavo in sella al lavoro, pensavo a dieci anni fa: a quando avevamo paura d'incontrarci per la strada, e al tempo stesso lo desideravamo.
Ed erano giornate come questa.
Non smetto di pensarti.

domenica 27 settembre 2009

Passaggio in Franciacorta

Facce da bar.

Mbeh?

Vestiti bene.

La loggia.

Ghe l'om dùr.

Requiem #2.

Strato a strato.

Santa Giulia.

Renderemo famoso Gesù (sic).

giovedì 24 settembre 2009

Ma a me, alla fine, la poesia è sempre piaciuta.

«Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.»

(E. Montale, Non chiederci la parola. Ossi di seppia.)

mercoledì 23 settembre 2009

lunedì 21 settembre 2009

Gli innamoramenti, forse, possono durare all'infinito.

«Nove mesi. Come una gravidanza. Una gravidanza che non porta novità. Una gravidanza isterica.
È struggente, e così romantico, pensare sempre a te, voler pensare solo a te. E contemporaneamente così faticoso, e così tormentato, e stancante. Il susseguirsi dei giorni sta estraendo con cura, fuori di me, come il nastro d'un prestigiatore, ogni energia, ogni stimolo, ogni alito vitale.
Non è tanto la morte, ad essere triste: quanto piuttosto l'infinita solitudine che la morte lascia. E questa tristezza così asciutta stringe in un abbraccio caldo e invincibile, mentre nei prati attorno, o nelle stanza illuminate a giorno, qualcuno ti dice "cosa vuoi che sia". Anche la bruttezza, d'altronde, non dà mai tregua: e con le morali abbiamo già riempito cento sputacchiere.
La serenità non può passare tra i denti di tutti, spinta dalle loro lingue che paiono lumache. La serenità non può dirsi vedere labbra che si muovono senza emettere alcun suono.
In fondo, considerazioni di fondo. Senza molta considerazione.
Però il fondo è freddo; e congela i piedi e la schiena, come quella notte sul pavimento di Leiria. Non ci voglio stare troppo, ancora troppo a lungo.»

giovedì 17 settembre 2009

Ahahahahahahahah

http://metilparaben.blogspot.com/2009/09/generatore-automatico-di-proclami-di.html

«Sono a detta di tutti il più grande veterinario ginecologo che abbia mai bazzicato nel Tavoliere delle Puglie dall'avvento dei frigoriferi. Chi lo nega è un provocatore senza moralità al soldo dei comunisti.»

«Sono palesemente il più grande contorsionista che si sia mai conosciuto nel regno di Mordor dalla fuga di Bettino Craxi. Chi lo nega è un disfattista senza timor di Dio al soldo dei narcotrafficanti.»

«Sono incomparabilmente il più grande contorsionista che si sia mai conosciuto nella striscia di Gaza dalla resurrezione di Cristo. Chi lo nega è un dietrologo senza credibilità al soldo dei sandinisti.»

«Sono senza dubbio il più grande baritono che sia mai nato nelle zone collinari dell'alto Lazio dall'inizio dell'era industriale. Chi lo nega è un provocatore senza vergogna al soldo dei Tupamaros.»

«Sono assolutamente il più grande masticatore di Big Babol che si sia mai conosciuto nell'ambiente universitario dalla battaglia di Poitiers. Chi lo nega è un disfattista senza pudore al soldo dei comunisti.»

Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah

martedì 15 settembre 2009

Tutti parlano. Ma poi, chi ascolta?

lunedì 14 settembre 2009

Molta carne al fuoco

Come sardine al sole.

Il diavolo. E l'acqua santa?

Soul kitchen.

venerdì 11 settembre 2009

Non è facile; lo si sapeva già.
Ma in fin dei conti non ho mai avuto paura delle cose difficili.
E i nodi li so fare: chi o cosa mi può spazzare via?
Con i miei abiti, che tanto ho messo a fabbricare: avanti tutta.

mercoledì 9 settembre 2009

Morte di un partigiano

Sandro Bondi, ministro della Cultura, su Mike Bongiorno: «Aveva una grandissima credibilità, voleva testare di persona i prodotti che reclamizzava nei consigli per gli acquisti».
Delizioso.

martedì 8 settembre 2009

Padova: la stessa malinconica, dolorosa, inevitabile fitta.
È vero: anche stare sospesi, senza filo sotto i piedi, è libertà. Ma io non voglio, non voglio essere libero COSÌ. Non mi interessa. Non mi è mai interessato. La libertà di essere spaesati non la voglio.
Mi sembrava che tutto avesse il suo filo.
Adesso ho solo pezzetti sbrindellati di rete.

lunedì 7 settembre 2009

Io, a dire il vero, no.

«La maggioranza degli italiani vorrebbe essere come me, si riconosce in me e condivide i miei comportamenti.»
(Silvio Berlusconi, 6 settembre 2009)

...e purtroppo è vero. Credo sia il motivo principale per il quale sta andando tutto a puttane.
Ma, per lo meno, io posso dire: no. Berlusconi, no. Io non voglio essere come te. Cerca di capire: è una questione di dignità e amor proprio.

Stronzo.

domenica 6 settembre 2009

05.09.09 Lavarone by night.

Questione di feeling. Ah-ah-aah.

Varie utili sacralità.

Uno, nessuno, forse cento. Forse mille.

And if the cloud bursts, / thunder in your ear, / you shout and no one / seems to hear /.

Al confine col petrolio.

Il vizio del gioco.

giovedì 3 settembre 2009

La salute non ha prezzo; quindi: «Rallentare il ritmo».


Oggi è il giorno predestinato a lasciarmi «sospeso tra il calcetto e la paranoia».
Tento, con lentezza, di iscrivermi ad esami finali. E di costruire la carrozza che mi ci porterà.
Il concetto è: lavorare con lentezza. (Senza fare ALCUNO sforzo).
Ne frattempo, mentre mi vedo lavorare (da una prospettiva esterna, in un'atmosfera da Charles Dickens), resto qui. E non sono più me stesso se non a tratti. Ed ho incontri ansiogeni. E mi mancano tante cose. Mi manca lei.
E non si può fare NIENTE. Se non constatare quanto siamo piccoli di fronte alla nostra caducità.
Perciò – forse ESATTAMENTE per questo – le poesie lasciano il tempo che trovano. Non incidono sul meteo, dico: né su altro. Ne abbiamo sopportata anche troppa, di carta straccia. Dico: mi va di stracciarla. E allora la straccio. Senza fare alcuno sforzo.
Poi lavoro con lentezza.

martedì 1 settembre 2009

Trenta centimetri di pioggia.