venerdì 9 ottobre 2009

Ti ricordi?
Tu dentro l'aula a fare l'esame con Fois, Candido come i suoi capelli e il fumo del suo sigaro. Lui fuori, a passeggiare sul corridoio, con il sigaro, appunto; lui fuori a passeggiare e chiacchierare al telefono. Tu lì dentro ad aspettare. Il legno un po' lugubre ai muri del Bo, un legno caldo e unto di passaggi e sudori e sforzi per il pane. Ed io pure, fuori; io pure ad aspettare. Ad aspettare te.
Non m'importa di nient'altro. Mi manchi.
Molto.
Rileggendo: il tandem.
Se mi manca, il tandem.

giovedì 8 ottobre 2009

Bero-day

Diego alle giostre.

lunedì 5 ottobre 2009

«Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.»

(C. Pavese, 22.03.1950)

La messa è finita. Andate affanculo.

«Una costellazione di delusioni e disillusioni.
Ecco, come definirei questa esistenza.
Un disfacimento. Senza uno scopo. Senza ritmo. Senza speranze, o possibilità.
Imprigionato nella stringenza di una secca, distaccata ineluttabilità. Arrancare non è camminare; e strisciare è cosa per i vermi. Per me, qui si esaurisce ciò che può sembrare ragionevole. E lascia carta bianca ad una non giustificata insensatezza. Mortifera.


Se avessi più faccia tosta, la farei finire qua. Così.»

domenica 4 ottobre 2009

Maledette
domeniche
malinconiche

venerdì 2 ottobre 2009

L'urlo e il furore.



(W. Faulkner, "L'urlo e il furore", trad. V. Mantovani)