lunedì 23 febbraio 2009

Frazioni. Di violenze.

Mostratemi un uomo che abita solo e ha la cucina perpetuamente sporca e, 5 volte su 9, vi mostrerò un uomo eccezionale.
Charles Bukowski, 27 giugno 1967, alla 19° birra.

Mostratemi un uomo che abita solo e ha una cucina perpetuamente pulita, 8 volte su 9 vi mostrerò un uomo detestabile sul piano spirituale.
Charles Bukowski, 27 giugno 1967, alla 20° birra.

Quanta gente si sta ammazzando, in un modo o nell'altro? Forse Copernico sbagliava. Galilei, Galilei certamente sbagliava. Forse ha torto Umberto Eco: la terra è piatta, eccome se è piatta. E, per quanto riguarda i confini, siamo dei veri ignoranti.

venerdì 20 febbraio 2009

Due mesi; e mi pare sempre peggio.
Che crudeltà, non poterti inseguire. Chi sono, in fondo, i veri vinti, se non c'è gara?
Ti ho promesse tante cose, ma sto soltanto strisciando nella polvere – (è la polvere che mi fa lacrimare?)
Capriole all'indietro.
Capriole
indietro
- vacillo.
La mia pelle è solo uno scherzo; mi aiuti a farla diventare vera?
(Non mollo; te l'ho promesso.)
Abbandonando il gioco dei figuranti - mi manchi, e basta.
Non è condivisibile.
Non è cosa da fare "insieme".
Non è affare per chi si strappa le vesti.

Ecco che scappo via.

Solo.

Ma che ne sai di ciò che sento? Non le conosci, queste lacrime.
Vai a dormire presto. Vai a dormire tardi. Vai a dormire. Non ci andare.
Parole, parole, parole. Puntini.
No, la retorica no - evitatemela. No, le buffonate potete tenervele.
Le vostre vite sono vostre; non sono cosa mia. Non fatemi pagare riscatti con soldi che non ho, per prigionieri sconosciuti. Le vostre vite sono vostre: non scaricatele addosso a me. Non ora. Non ce la faccio. Ho già troppo di che trafficare con il mio fardello.
Non riesco ad essere responsabile di me; come posso esserlo di altri? Come?
Che difficoltà, e che pena, questo senso di necessità morale. Non sto morendo; io no. Morto, lo sono già, in buoni strati di me. Non mi servono beccamorti.
Tutti liberi con sé: non create paranoie, non creare paragoni.
Fate quello che vi pare - non chiamatemi vostro; né "tuo".
Sono in balìa di ciò che accade; non fate accadere più del necessario.

giovedì 19 febbraio 2009

Tre ore.

Non riesco a dormire. Spiacente: non ci riesco.
Poche ore per notte, ed è già troppo per essere sopportato.
E ascolto che la confusione sarà il mio epitaffio.
Ho paura che domani piangerò.
Piangerò.
Piangerò
Ah gran soddisfazione dell'uomo – gran delusione.
E poi non è detto che sia vero.
Non è detto che sia
Desolante.

mercoledì 18 febbraio 2009

Sanremo

Per quanto riguarda il Festival di Sanremo, ieri sera me lo sono perso (perché ero a sentire Battiato, mica per altro), ma aspetto in grazia di sentire Patty Pravo, perché la amo alla follia (e può stonare quanto vuole: l'ha sempre fatto, in fin dei conti). Nel frattempo, non si può non segnalare il blog geniale di Assante e Castaldo:

http://sanremo-repubblica.blogautore.repubblica.it/

Bikini bikini bi-ki-ni

Per aggiungere nuovi spunti al dibattito sulle differenze di genere, aggiungo questo interessante (per le riflessioni che implica, sebbene sommario) apparso ieri, a firma Luigi Bignami, su "la Repubblica" on-line.

«Donna in bikini, uomo in tilt: il cervello vede solo un oggetto
(Studio di psicologi Usa. Si attivano aree tipiche della visione di cose, quali una casa, una macchina. Empatia disattivata)

Susan Fiske, autrice della ricerca
Basta un bikini e la donna diventa una "cosa". Lo slogan della donna "oggetto" trova una sorta di fondamento scientifico in una ricerca condotta da psicologi dell'Università di Princeton (Usa). Lo studio, condotto sugli studenti dell'Università, dimostrerebbe come le donne ritratte in bikini o in atteggiamenti a sfondo sessuale finiscano per farle apparire realmente agli uomini come "oggetti".
La ricerca è stata condotta realizzando una serie di risonanze magnetiche al cervello degli uomini scelti come volontari, nel momento in cui venivano loro sottoposte immagini di donne vestite in abiti succinti. Le parti del cervello che entravano in attività erano quelle generalmente associate alla corteccia premotoria, che si attiva quando si ha la visione di oggetti, quali una casa, una macchina e così via.
La stessa ricerca ha permesso di dimostrare che i primi verbi che passano per la testa agli uomini quando osservano immagini di donne in bikini sono del genere: "Afferrare, maneggiare, spingere", dice Susan Fiske, responsabile della ricerca che è stata annunciata a Chicago durante l'annuale incontro di scienziati dell'American Association for the Advancement of Science.
Secondo la ricercatrice, è ancora più "scioccante" il fatto che alcuni uomini durante la visione delle fotografie non mostrino in alcun modo attività cerebrale nelle aree del cervello che generalmente rispondono quando si ha interazione con delle persone, anche se viste in fotografia. Risultano del tutto disattivate le aree del cervello che possiedono un ruolo nell'empatia, nella capacità di comprendere emozioni e desideri delle altre persone.
Spiega Fiske: "Ciò significa che questi uomini quando osservano donne in abiti o in atteggiamenti a sfondo sessuale subiscono cambiamenti nell'attività cerebrale e possono modificare il modo con cui percepiscono la figura femminile, considerandola non più come una persona con cui relazionarsi, ma come un oggetto sul quale agire, con conseguenze che tutti possono vedere nella quotidianità sia in ambito lavorativo che in altre situazioni".
L'effetto della visione di una donna in bikini è così forte che per molti uomini lascia un ricordo anche se viene fatta loro vedere una fotografia tra decine di altre per soli due decimi di secondo.
Uno studio del comportamento del cervello femminile nel momento in cui alle donne viene mostrato un uomo in slip non è stato realizzato, ma, secondo la ricercatrice, conoscendo la complessità dei pensieri femminili, sarebbe assai difficile per loro "disumanizzare" a tal punto una persona. Secondo Fiske infatti, di solito le donne reagiscono emotivamente alla figura di un uomo "cercando di interpretare i loro pensieri, cercando di capire in cosa sono interessati e cercando di piacere a loro".»

Le conclusioni della Fiske, sicuramente ridotte all'osso comunicativo dal Bignami, mi sembrano un po' sbrigative. Piuttosto, mi piacerebbe sapere se i ricercatori hanno approfondito gli aspetti riguardanti la genesi di una siffatta attività cerebrale: si tratta di genetica o di tradizione? O di che altro?