lunedì 5 novembre 2007

domenica 4 novembre 2007

Forse davvero basterebbero degli abbracci..


Se vedo i tubi rotolare intorno, devo rotolare anch'io con loro o saltarci sopra come un equilibrista?
Non so suonare la tromba. Nemmeno se è un bastone. Un bastione. (Da misurare con una gigantesca corda metrica.) Boh.
Sono un cattivo musicista e un cattivo equilibrista. E forse ho sbagliato circo.
Forse davvero basterebbero degli abbracci, per non perdere l'equilibrio; dio, anche i biscotti.

sabato 3 novembre 2007

Come Jethro Tull

Trasformo le stampelle in bicicletta.

Non mi sento adeguato a questo mondo.

«This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend
The end of our elaborate plans
The end of everything that stands
The end

No safety or surprise
The end
I'll never look into your eyes again

Can you picture what will be
So limitless and free
Desperately in need of some stranger's hand
In a desperate land

Lost in a Roman wilderness of pain
And all the children are insane
All the children are insane
Waiting for the summer rain
There's danger on the edge of town
Ride the King's highway
Weird scenes inside the gold mine
Ride the highway West, baby

Ride the snake
Ride the snake
To the lake
To the lake

The ancient lake, baby
The snake is long
Seven miles
Ride the snake

He's old
And his skin is cold
The West is the best
The West is the best
Get here and we'll do the rest

The blue bus is calling us
The blue bus is calling us
Driver, where are you taking us?

The killer awoke before dawn
He put his boots on
He took a face from the ancient gallery
And he walked on down the hall

He went into the room where his sister lived
And then he paid a visit to his brother
And then he walked on down the hall
And he came to a door
And he looked inside
Father
Yes son?
I want to kill you
Mother, I want to. . .

C'mon baby, take a chance with us
C'mon baby, take a chance with us
C'mon baby, take a chance with us
And meet me at the back of the blue bus

This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend
The end

It hurts to set you free
But you'll never follow me

The end of laughter and soft lies
The end of nights we tried to die

This is the end»

venerdì 2 novembre 2007

Questa è proprio sensazionale


Avrei dovuto nascere intorno al 1950; se non altro, per potermi vestire così senza dare troppo nell'occhio.

Colazione in America

Macché occhi pesti, macché voce roca.
Provate a svegliarvi voi, allora, se ci riuscite.
E ad aggiustare un aspirapolvere con un cacciavite.

Ho un nuovo libro rosso e bianco e nero e dentro ci sono galline a Honolulu da fotografare (da un'automobile?).
...grazie!

giovedì 1 novembre 2007

Guardare tutto è logorante

«Siamo andati a visitare la cattedrale, mi ha abbastanza impressionato, era una costruzione architettonica fantastica, siamo entrati e stava piovendo un po’ (fuori), e dentro puzzava un po’ di piscia, è l’interno era più stupefacente dell’esterno, saliva e saliva e mi ha fatto quasi desiderare di poter accettare il Dio dei cristiani invece dei miei 17 minuscoli dei protettori perché un grande dio mi avrebbe aiutato a superare un mucchio di porcherie e di terrore e di dolore e di orrore, sarebbe stato più facile e forse persino più ragionevole, mi avrebbe aiutato a capire qualcuna delle puttane con cui ho vissuto e qualcuna delle donne, i lavori monotoni e la mancanza di lavoro, le notti di rabbia e di fame, e suppongo che tutte le persone che sono entrate in quella cattedrale abbiano avuto dei pensieri, e che qualcuno di quei pensieri avrebbe potuto condurle a convertirsi, ma io, ho pensato, se mi fossi convertito, se avessi creduto, avrei dovuto lasciare il diavolo laggiù, tutto solo tra le fiamme, e non sarebbe stato gentile da parte mia, perché negli avvenimenti sportivi quasi sempre faccio il tifo per i perdenti e in quelli spirituali sono colpito dalla stessa malattia, perché non sono un uomo che pensa, seguo ciò che sento, e i miei sentimenti stanno con gli handicappati, i torturati, i dannati e i perduti, non per simpatia ma per fratellanza, perché sono stato uno di loro, perduto, confuso, indecente, meschino, spaventato e codardo; ingiusto, e gentile solo a piccoli lampi e sebbene fossi fregato, sapessi che non serviva a niente, che non curava niente, lo rafforzavo soltanto.
Il Grande Dio aveva troppi cannoni, per me, era troppo giusto e troppo potente. Non volevo essere perdonato o accettato o trovato. Volevo qualcosa di meno, qualcosa che non fosse troppo: una donna di bellezza media sia nello spirito sia nel corpo, un’automobile, una casa in cui abitare, un po’ di roba da mangiare e non troppi mali di denti o gomme forate, niente lunghe malattie prima di morire; persino un televisore con dei brutti programmi sarebbe andato bene, e un cane, e pochissimi amici e un buon impianto idraulico, e abbastanza da bere per riempire gli spazi fino alla morte, della quale (sebbene fossi un codardo) avevo pochissima paura. Per me la morte significa ben poco. È l’ultimo scherzo in una serie di brutti scherzi. La morte non rappresenta nessun problema, per i morti. La morte è un altro film, andava bene così. La morte causa problemi solo a che resta e ha avuto qualche rapporto con il deceduto, e questi problemi aumentano in proporzione diretta con la ricchezza che quest’ultimo si lascia alle spalle. Con un barbone dei bassifondi l’unico problema è liberarsi dei resti. Alcuni si affacciano al mondo ricchi, ma tutti se ne vanno poveri in canna. Naturalmente con un artista è diverso: si lascia dietro quel profumino che qualcuno chiama immortalità, e naturalmente quanto più lui è bravo tanto più è grande quella puzza, in colore, in suono, in pagine stampate, in pietra e in altre forme. Ma questa immortalità è solo colpa dei vivi: si attaccano alla puzza, la adorano. Non è colpa dell’artista. L’artista sa di non appartenere all’immortalità più di quanto non sia appartenuto alla vita: solo quell’assaggio e basta, che altri mettano alla prova la loro buona sorte.
Non dirò che ho cominciato ad annoiarmi, là nella cattedrale, ma avevo passato in rassegna i miei pensieri, soffrivo per i postumi di una sbronza e avevo sonno (come il solito); mi è molto difficile tenere gli occhi aperti, ma va bene - credo davvero che sia un errore guardare tutto, è logorante - le cose si dovrebbero scegliere, ingerire un pochino e poi lasciar perdere.
Le persone si agitano perché i conti non tornano e rimangono troppo a lungo a fare lo stesso lavoro ingrato e la sera si rifiutano di scopare con le o gli amanti o picchiano i figli o soffrono di indigestione o di insonnia, di meteorismo o di ulcera sanguinante, odiano l’economia e quelli che comandano, il governo, le superstrade - tutti gli odi ragionevoli e inutili -, gli vengono le contrazioni alle dita dei piedi, gli spasmi alla schiena e gli incubi alla fine dell’insonnia. Perché hanno tenuto gli occhi aperti tutto il santo giorno e hanno visto troppo.
“Andiamo via di qui, cazzo,” ho detto a quelli che stavano con me, e siamo usciti di là, ed eravamo a Colonia.»

(C. Bukowski, “Shakespeare non l’ha mai fatto”; trad. L. Schenoni)