giovedì 29 dicembre 2011

martedì 20 dicembre 2011

È Natale e a Natale si può fare di più (alias Taaac: scatta il business).

Ci lascia sgomenti apprendere che il consueto capolavoro di Natale, “Vacanze di Natale a Cortina”, denigra il nostro Monte Bondone, facendolo apparire come orrenda meta per poveracci. Per gente che alla crisi “c’è rimasta sotto”. È la vittoria del démodé: a Cortina ci andava Guido Nicheli nel 1983, accompagnato dall’Ivana, mettendoci 2 ore, 54 minuti e 27 secondi da Milano. Sole, whiskey e sei in pole position. Taaac.

Voto al capolavoro cinematografico: 2; insostenibile. Voto a Guido Nicheli: 8; appropriato.


La proposta, avanzata dalla Lega Nord, di referendum per decidere il destino delle Comunità di Valle ha superato il giudizio dell’apposita commissione valutatrice. Se la Lega riuscirà a raccogliere abbastanza firme, dunque, si voterà per decidere l’abrogazione delle Comunità. Costo dell’operazione, circa 2 milioni di euro. Pare che secondo il Vaticano non si tratterebbe di aborto, ma di omicidio delle lattanti in stile felino.

Voto alle Comunità di Valle: 5; inconsistenti. Voto alla Lega Nord: 2; infanticidi.


Ruby Rubacuori è ora mamma. Speriamo che sia femmina. E che non si dica «figlia di».

Voto alla figlia di Ruby: 6; d’incoraggiamento (ce n’è bisogno). Voto allo zio di Ruby: 4; latitante.


Libera Chiesa in libero business. Già che Isa, finanziaria della Curia, possegga grandi quote del Fondo Progressio Investimenti 2, la dice lunga: evidentemente, il denaro nobilita. Il fatto, poi, che questo fondo punti ad acquisire Orocash, catena specializzata nella fuligginosa compravendita di oro e gioielli, restituisce alla Chiesa un’immagine medievale e vagamente rivoltante: l’immagine di una pancia vorace che, mentre predica solidarietà e astinenza, non esita a sfruttare, nel modo meno nobile, il momento difficile della povera gente. Siccome, però, gli italiani ostinati non rinunciano ad andare al ristorante (come diceva Berlusconi), né ad ambiziose vacanze, PI2 fa di necessità virtù. E memore probabilmente di una vecchia pubblicità nella quale l’alternativa era “ahi ahi ahi ahi ahi”, prova a prendersi pure l’Alpitur. Gesù Bambino versus Babbo Natale, 1 a 0.

Voto a Isa: 1; inappellabile.


Scavicchi ma non apra. Cristiano Doni, arrestato all’alba di ieri nell’ambito della penosa inchiesta sull’ennesimo scandalo delle scommesse calcistiche truccate, ha provato a raggiungere il garage di casa sua in mutande per fuggire. Il look ideale per non dare nell’occhio. Animale, scendi dalla pianta!

Voto a Cristiano Doni: 3; avido. E fesso.

venerdì 25 novembre 2011

Chi l'avrebbe mai detto?

In principio fu Pomigliano. Il patto scellerato tra l’amministratore delegato della FIAT, Sergio Marchionne, ed i segretari di CISL e UIL, Bonanni e Angeletti, è stato spacciato, qualche mese fa, come una svolta epocale in senso positivo. Alcuni illuminati, come l’allora Ministro del Welfare Sacconi, salutarono l’accordo capestro con entusiasmo: «oggi il Paese è più moderno», diceva il ministro; «il Lingotto non può che riconoscere che vi sono tutte le condizioni per realizzare il promesso investimento in un contesto di pace sociale».

La pace sociale, sì. “Ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra”, cantava Pietrangeli quand’era ancora in sé.

E la guerra, con i bastoni contro i cannoni, aveva provato a farla la Fiom, abbandonata, irrisa e provocata sull’unità sindacale.

Il fatto è che l’accordo, di per sé (dal mio punto di vista) penalizzante e molto vincolante per i lavoratori (che sono gli operai dei 1000 euro al mese, in questo caso, e non i manager che fanno i democratici mettendo il maglioncino al posto della giacca), metteva contestualmente i sindacati in una posizione di inferiorità, rispetto al padrone, ancora superiore (se possibile) rispetto alla precedente. E creava un pericoloso precedente.

Detto, fatto. Sergio Marchionne, coccolato dal potere, dai cosiddetti tecnocrati (M.M. compreso) e dal suo maglioncino, dopo aver annunciato l’uscita del gruppo dalla Confindustria, ha fatto sapere che FIAT, dietro il consueto e vomitevole scudo della «competitività ed efficienza», dal primo gennaio del 2012 procederà alla disdetta degli accordi sindacali e dei contratti collettivi.

La disdetta è di una gravità inaudita: l’Italia operaia dell’immediato dopoguerra avrebbe affrontato il padrone sul ring, e probabilmente gliele avrebbe pure suonate. Oggi, invece assistiamo allo spettacolo malinconico di operai frustrati, terrorizzati e sotto scacco, che neppure riescono a ritrovare un’anima nella coesione di categoria; e a quello triste di due sigle sindacali (CISL e UIL) che non sono capaci di dire “scusateci, siamo proprio stati coglioni”.

Marchionne, maglioncino o no, non va in catena di montaggio. Il suo lavoro, all’interno di una dialettica desueta ma efficacissima, di templare dell’economia capitalistica assume un senso solo attraverso il lavoro, nobile, delle migliaia di operai dei quali non nutre alcun rispetto. Se l’Italia, oggi, ha bisogno di misure che la sappiano portare fuori dalla crisi sistemica del capitalismo cocainizzato, ha pure la necessità (ancora più stringente) di ritrovarsi: di ritrovare coscienza di sé e di classe. Coscienza della forza e ineluttabilità dei lavoratori.

giovedì 17 novembre 2011

Appunti di viaggio.

6 ottobre, 20.08

Il gessato grossolano, il gel sui capelli, viso piccolo veneziano da topo, occhi sfuggenti, naso tondeggiante con narici larghe, modi spicci, senso di rivalsa (emancipazione da). Non è mai stato con i barconi nelle zone inesplorate. Si deve rifare di infanzia solitaria passata all’ombra di qualche fontana con la nonna e gli altri bambini che lo lasciavano lì. Incattivito: accomodante eppure meschino, dovesse occorrere.


6 ottobre, 20.08 (bis)

Incontro in aeroporto. Lei Cagliari, lui Venezia. Qui da un amico (lui). Pantaloni corti e scarpe tipo Prada, gambe nude molto abbronzate nessun pelo. Testa veneziana con capelli un po’ radi sopra le tempie, occhi chiari piccoli, collo tirato in su all’indietro, parlantina veloce e accento forte, tante parole tutte insieme per riempire gli spazi mentre lo sguardo va in giro: mi state guardando? Vedete cosa faccio? Vedete cosa so fare? Lei lavora in banca ma della crisi ha capito poco. L’avete causata voi, sai? Ci ridono sopra. Proprio divertente. Finirà nel 2015: lui lo sa bene. Si corteggiano sulle poltroncine. Discoteca. Lui da bambino sguardo ottuso, bravo bambino che non si rende bene conto e si lamenta se qualcosa non va secondo le. Muove la testa come un gallo, lei la sua grande occasione mano tra i capelli folti li butta indietro dissimula imbarazzo non sa cosa fare per la sua grande occasione 34 anni, non li dimostri, invece sì, 40 anni età giusta 33. Testa da galletto, avanti e indietro; abbandona la valigia e ogni tanto torna lì. Sulle sue gambette nude glabre arcuate. Cavallerizzo. Si lamentava in laguna.


8 ottobre, 11.12

Leggere il giornale è un piacere adulto.

Quando il ragazzino lo fa, si sente nel mondo dei grandi.


13 ottobre, 1.05

Tornerete quando noi avremo fatto un paese migliore di questo, e lo farete con la stessa arroganza con cui ve ne siete andati. in polemica palese con l’ingiustizia del lavoro, mai con la vostra incapacità di fare i conti con voi stessi. Tornerete e pontificherete. Allora io proprio non vi ascolterò.

giovedì 20 ottobre 2011

Negli occhi del dittatore morto, il riflesso della caducità; più nessuna arroganza, più nessuna follia: solo esilità e stupore. Anche la belva diventa umana quando il suo sguardo spira.

mercoledì 19 ottobre 2011

Welfare a salve.

Grande attenzione mediatica è stata rivolta al soldato israeliano liberato da Hamas in cambio di numerosi detenuti palestinesi ospitati dalle carceri d’Israele. Ieri sera (18/10) il TG2 faceva notare che molti dei primi 500 arabi liberati sono terroristi ergastolani, perché hanno partecipato ad attentati contro Israele; mentre non menzionava la provenienza degli altri detenuti, né il numero di donne. A parte questo, ho una domanda, trita ma resa di nuovo attuale dallo sguardo smarrito dell’ostaggio liberato: è civile, in senso lato, uno stato che obbliga i Gilad Shalit, spesso soldati non certo per vocazione, a 3 anni di leva? In altri termini: uno stato simile garantisce il welfare state dei propri cittadini? Non so se prima della prigionia il soldato Shalit fosse psicologicamente stabile (le foto di repertorio aiutano poco): ma adesso fa paura. Pare un autistico che è stato picchiato.

martedì 18 ottobre 2011

Manichini #2.

Scarpe rosse sportive, Scarpa. Quando il freddo (pure in ufficio) chiama, Luca risponde. L'ex capo: «Vai ad arrampicare, con quelle scarpe?». Commento salace. No, se non voglio ammazzarmi.
Giacca rossa antivento, morbidamente fasciante le reni; storici pantaloni neri FVR, ormai grigio scuro, con tasche laterali; felpa con cappuccio. L'altro collega: «Vestito sportivo, oggi, eh?».

Sì.

Bravi a notarlo, direi.

Vestito sportivo. E determinato a non prendere lezioni di moda da Jocelyn (chi altro si mette, contemporaneamente, i pantaloni gialli e i mocassini turchese?) e dal manichino della Standa (ve ne sono talmente tanti, negli uffici, che ci si domanda come possano ancora lavorare).