lunedì 29 novembre 2010

Wikifreaks.

La Repubblica on-line, citando Wikileaks, rivela, nell'ordine, che:


Berlusconi è "incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno", "fisicamente e politicamente debole" (le "frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza"). Il "portavoce in Europa" di Putin (definito a sua volta "alpha dog"), in un rapporto sostanziato da "contratti energetici lucrativi" talvolta mediati da "misteriosi intermediari". (Galliani e Braida?)


L'amico Putin: il Batman di quello che sarebbe "virtualmente uno Stato della mafia", nel quale Medvedev, che dal punto di vista istituzionale è sopra di lui, è il suo Robin. (Molto poetica l'immagine di Medvedev pettirosso, erede bucolico dell'orso alticcio Eltsin).


Hamid Karzai è "ispirato dalla paranoia". Angela Merkel è "raramente creativa" (probabile riferimento ai tailleur). Muammar Gheddafi è "un vero ipocondriaco".


I diplomatici stranieri all'ONU sono sotto osservazione statunitense da un anno e mezzo. (Solamente?)


"Una rapida guerra convenzionale con l'Iran sarebbe meglio delle conseguenze a lungo termine di un conflitto nucleare" (la "n" è un refuso, o ai tempi dell'Iraq ci credevano veramente?).


Mancano solo "Dell'Utri mafioso" e "Paolo Rossi campione del mondo".

Qualcos'altro di nuovo, oltre alle conferme? È come se avessero costretto Henry Kissinger a cantare. Adesso aspettiamo il turno di Andreotti.

mercoledì 10 novembre 2010

Le giuggiole del Movimento Sociale.

Dice Bocchino, commentando il voto di Futuro e Libertà, contro il governo, su tre emendamenti riguardanti il trattato Italia-Libia: «Abbiamo detto che abbiamo le mani libere…».
Libere: si fa per dire. Dove erano i signori di Futuro e Libertà sei mesi fa, quando il governo si muoveva con disinvoltura su talune cose (essenziali solo per il presidente) e stava immobile su altre (fondamentali)? "Dov'eri, Adamo?". C'era forse bisogno dell'interprete? O dobbiamo accogliere quest'ultimo sussulto democratico come una presa di coscienza della propria ignavia pregressa? Sarebbe, nel caso, un'ammissione di colpa davvero onorevole.
Ma questa frizzante commedia romantica tra ex amanti ricorda allegramente il "Berlusconi mafioso" e il "Mai più col signor Bossi" di quindici anni fa.
«Dobbiamo far capire a Berlusconi che senza i voti Fini non va da nessuna parte», dice Bocchino. Questa è la realtà. Ed ha il sapore ricattatorio dell'avvertimento. Probabilmente il prologo ad un mercanteggiamento.
Delle due, infatti, l'una: o Fini gonfia il petto per portare a casa, in una sorta di bluff, in piatto che sia il più ricco possibile, al tavolo del Grande Capo; oppure l'ex missino crede veramente, in barba pure al porcellum, di poter governare senza Berlusconi (e senza sinistra, of corse).
Siccome il Partito Democratico nemmeno alita più, in tanti, all'opposizione, aspettano i movimenti (sociali?) di Fini come il vaticinio del profeta.
Qualcun altro, invece, teme i brividi delle profezie.

venerdì 5 novembre 2010

La mia terza pubblicazione da primo autore.

La mia seconda pubblicazione da primo autore.

Vabbè, ma di morte lenta.

[Bastasse un requiem (riposi in pace)]

Colpisce basso l'ennesima morte bianca. Ancora più in basso, sotto i tacchi e il morale, va la consueta iniezione di vuota retorica. I nostri cantieri sono pieni di brava gente. Gente che lavora duro, che sa il fatto suo; gente coi bimbi a casa, con compagni e compagne, con genitori, amici, affetti. Gente che certo non vuole lasciare la scorza sotto un muro. Eppure. Eppure si continua a restarci ammazzati. E troppo spesso per leggerezze: per negligenze (gravi, e da perseguire) dei datori di lavoro; per avventatezze dei lavoratori (tanto più in pericolo quanto più sicuri di sé).Chinarsi sotto 1500 kg di porfido nel tentativo di capire il motivo per il quale un sollevatore si è inceppato non è "un gesto quasi istintivo per chi è abituato a lavorare sodo e a non rimanere fermo un attimo", come si legge sui quotidiani locali. Diamine, no. Chinarsi sotto quei 1500 kg è fretta (una volta si chiamava cottimo), eccessiva baldanza, parziale irresponsabilità, mancato controllo, inadeguatezza dei mezzi, e così via.Con la cultura dell'abitudine e del "cosa-vuoi-che-succeda" non si va da nessuna parte: i 'gesti quasi istintivi' non devono avere spazio sul posto di lavoro. La leggerezza va disincentivata. Occorrono autocontrollo e controllo, rigore e consapevolezza.La cultura del lavoro non è folklore: e nemmeno crepare lo è.